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Le linee rette sono colme di curve invisibili! --- La vita è una salita in discesa.

… di uomini e di idee

Si dice che quando gli uomini muoiono rimangono le loro idee.
Si dice che le idee sono patrimonio di tutti e per questo che sopravvivono agli eventi.
Si dice che l’ideologia è un qualcosa che ti prende dentro e ti porta a fare cose che non si pensava di poter fare.

Si dicono tante cose ma spesso il tutto muore con la morte di con colui che l’ha pensato. Non è una morte netta, è una lenta agonia che altri, incuranti del valore delle idee che avevano abbracciato, lasciano spegnere sotto pensieri fatti di nulla.
Si autoproclamano paladini dei deboli, conoscitori della cultura comunista, delle mani sporche di fango adornate da calli cresciuti sotto lavori pesanti e degli occhi spenti da un lavoro che ti ha mangiato dentro come la corrente lenta di un torrente erode i pilastri secolari dei ponti. Li vedi sui palchi cavalcare brocchi, una volta splendidi purosangue lasciati morire di fame o semplicemente alimentati con scarsa voglia.
Si prendono i meriti di ribellioni filosofiche quando le masse vorrebbero sentir parlare di ribellioni di coscienza.

Si appropriano di idee che una volta erano boati che facevano tremare l’animo, trasformandole in surrogati di citazioni senza senso; incapaci di dar vita a discorsi solidi come il cemento si divertono a dar voce alle frasi fatte che si frantumano al primo alitare di vento.
Parlano di rivoluzioni vestendo abiti firmati e mostrando impeccabili manicure, ci chiedono fiducia mentre con una mano ci danno una pacca sulla spalla e con l’altra ci sfilano il portafogli del nostro futuro.

Tutti in prima fila per accaparrarsi il merito di aver fatto la storia del comunismo moderno italiano, ma la storia, cari miei, solo lui l’ha saputa fare.

Buon compleanno Enrico! Pensaci tu da lassù, perché da queste parti, i tuoi figliocci, ti hanno tradito tradendo tutti noi che in quelle idee abbiamo sempre creduto e nonostante tutto, ancora ci crediamo.

 
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Pubblicato da su 25 maggio 2012 in Politica

 

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… tagli


Il dono della sintesi è un dono naturale :mrgreen:

 
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Pubblicato da su 24 maggio 2012 in Cartoons & Fumetti, Divertimento ed Umorismo

 

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… 20 anni, come fosse ieri

Vent’anni fa si fermò il mondo. Almeno quello in cui ho sempre creduto ed in cui credo fermamente ancora oggi.
Sono passati venti anni in cui nulla si è fatto, in cui l’orticello di casa rimane sempre la priorità della nostra vita, in cui uccidere una volta non basta e bisogna perpetrare l’atto ogni santissimo giorno di ogni mese dimenticando ciò che è accaduto, facendo finta di non conoscere l’enorme importanza che due persone hanno avuto nella storia “politico-antimafia” italiana.
Quel giorno lo ricordo come fosse ieri. Ascoltare quella notizia fu devastante. Piansi perché mi era stata tolta la speranza, mi era stata strappata via da quel boato immenso e dal suo immenso cratere che aveva lasciato.
Si dice che non bisogna dimenticare ma in venti anni tutti hanno dimenticato, lo hanno fatto due secondi dopo la notizia, lo hanno continuato a fare fino ad oggi mantenendo con il voto questa classe politica che è bravissima a coprire e proteggere se stessa da tutti noi.
Loro hanno provato a risvegliare in noi la voglia di lottare e di crederci, ma poi? Quanti hanno desistito subito? Quasi tutti, come se perdere i condottieri ci avesse fatto perdere la guerra. Come se non fossimo capaci di reggerci sulle nostre gambe, come se quelle due immense persone erano i nostri parafulmini.
Ci sono loro, non serve che lottiamo anche noi
Oggi più di ieri mi chiedo cosa si è fatto e la risposta è sempre la stessa: Nulla! E questo è il modo più insulso di commemorare e tenere alta la lotta di queste due persone.
Ora ci saranno i soliti politici a riempirsi la bocca, mentre l’unica cosa che dovrebbero fare è stare zitti!
Ma ce li abbiamo messi noi lì ed è anche colpa nostra se gli abbiamo dato la facoltà di parlare.

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2012 in Deliri Mentali

 

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… la leggerezza del caos

Explosions In The Sky – Magic Hours


Ultimamente ho scritto davvero poco, ti ho trascurato. L’aria che opprime l’Italia ha investito anche me.
Leggere di suicidi, attentanti, terremoti, politici che si arrampicano sugli specchi pur di non ammettere che il loro tempo è scaduto da un pezzo, due splendide persone che hanno dato la loro vita per combattere una parte dello stato chiamata mafia che vengono dimenticate e buttate nella pattumiera come fossero carta straccia e tutto il resto mi ha depresso.
Mi ha tolto la voglia di scrivere e spesso anche di pensare e quest’ultima cosa è davvero una cosa seria.
Se ci aggiungiamo che ho perso (in senso figurativo) una fonte d’ispirazione immensa il gioco è fatto.
Ieri sera ho intrattenuto una piacevolissima conversazione con una persona che mi ha fatto capire quanto di sbagliato ci possa essere nella ricerca della “perfezione” riguardo un articolo di un post.
Non che io sia il tipo che scriva per gli altri, per carità, lungi da me questa “follia” ma, è anche vero che se si perde mordente allora si avvia una ricerca spasmodica del particolare che possa emergere e dare tono al tutto.
Stamane sono uscito di casa molto presto, avevo bisogno di far entrare leggerezza nella testa. L’aria non sapeva di primavera, aveva quel sentore umido tipico autunnale ed al primo respiro ho quasi avuto una crisi d’identità meteorologica. Era un po’ che non mi isolavo dal mondo ascoltando i suoni del mondo. Già sembrerebbe un paradosso ma io amo questi paradossi. Ascoltare il vociare dei pensieri delle persone che velocemente si apprestano ad andare a lavoro, fermarsi e stupirsi per un’alba incorniciata fra le foglioline degli alberi, osservare passo dopo passo ogni centimetro della strada percorsa. Avevo bisogno di aria o semplicemente di ritrovare un equilibrio recentemente perduto? Non so.
La settimana scorsa una persona, involontariamente, mi ha fatto riflettere sulle emozioni, sull’energia che esse donano e sull’enorme potenziale che custodiscono dentro di loro e forse dopo qualche giorno passato a metabolizzare i pensieri più disparati che quella conversazione aveva generato, questa mattina sono giunto alla conclusione che per vivere, respirare e scrivere c’è bisogno di leggerezza interiore, del mio piccolo paradiso di emozioni che mi dona uno strano equilibrio caotico.
Sì perché a differenza di chi cerca l’equilibrio interiore in una sorta di pace dei sensi, io senza il mio caos emotivo non riesco proprio a respirare. Un po’ come quando si sale su di una montagna russa, consapevoli del terrore adrenalinico che essa ci farà provare e nonostante questo, ci si siede pronti a partire. Una sorta di overdose emozionale che ridona serenità, che ti fa ritrovare gli stimoli persi, che aiuta la tua mente a rilassarsi ed a trovare la giusta via.
Sono quei momenti in cui il cielo assume tonalità viola, le nuvole sono batuffoli piumosi ed i colori che ti circondano non sono più dei semplici colori di arredamento ma una fonte inesauribile di emozioni.
Avevo perso l’emozionalità dell’istante.
Vivere di emozioni è straordinariamente bello, è un modo fantastico per nutrire il proprio io ma quando l’emozione viene a mancare, quando dentro di te pur annaffiando costantemente ogni centimetro del tuo spirito, senti quasi aridità, è davvero difficile rimanere in equilibrio con te stesso.
Camminare per ore senza meta, con la pelle che si fa d’oca ad ogni leggera brezza che ti sfiora, sorridere agli sconosciuti solo perché per te non lo sono, sentirsi inumidire gli occhi perché le emozioni non si possono trattenere era qualcosa di cui ne sentivo la necessità.
Un po’ come “l’amore maturo…” e “l’amore immaturo…

Io ho bisogno di tutto ciò, perché amo tutto ciò.

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2012 in Deliri Mentali

 

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… destino e fortuna

Glen Hansard and Marketa Irglova – Falling Slowly


Non esiste un libro della nostra vita scritto da altri, siamo noi a scrivere la nostra vita.

Eppure spesso si dice “il destino ha voluto“, come se ci fosse qualcuno che, per noi, abbia già previsto ogni cosa. Se così fosse mi sentirei di vivere una vita di un altro, come se questo corpo fosse stato preso in prestito da una persona che non sono io e che ha deciso di farmi percorrere una strada che la mia mente non avrebbe mai pensato di percorrere.
Il destino esiste? No.
Esistono degli eventi che ci portano a pensare che qualcosa di buono o di cattivo ci sia stato già assegnato.
Ma allora la forza di volontà, la voglia di sovvertire i momenti bui cos’è? Perché tendenzialmente ci nascondiamo dietro al destino quando non riusciamo a voltare una semplice pagina del libro della nostra vita?
Il libro è pesante perché fatto da innumerevoli pagine ancora da scrivere ma si ha sempre il timore di voltarne l’ultima per non trovarsi davanti ad un capitolo non scritto da noi.
Scegliere ci aiuta ad evitare che quei particolari eventi ci possano deviare. Sì, è vero anche che se si sceglie male i pensieri rincorrono quel destino che tanto odiamo, perché non nostro e spesso si parla di fortuna e sfortuna.
Ma cos’è la fortuna se non una scelta esatta fatta in un momento qualunque di un istante tremendamente sbagliato? La fortuna non è altro che il coraggio di affrontare i propri demoni e di dare un calcio al culo a quel destino che una parte di noi si sente affibbiato.

 
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Pubblicato da su 18 maggio 2012 in Deliri Mentali

 

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… 24

Marvin Gaye – What’s Going On (live)


La ricordi questa canzone? Il disco era tutto consumato, aveva dei solchi enormi ed il nonno per non far saltare la puntina ci aveva messo sopra un peso.
Ricordi quando andavamo tutti a fare la spesa e la canticchiavi quasi all’inverosimile? E quando le signore perbeniste ti sparlavano dietro perché a te bianca non solo piaceva la musica nera ma addirittura stavi con un uomo di colore? Quanti ricordi su questa canzone. Quante volte ti ho visto sorridere ascoltandone le parole.
Amavi Marvin Gaye, amavi Otis Redding e tutto ciò che era nero.
Dicevano che le tue erano scelte di ribellione e forse è anche per questo motivo che sono venuto su un po’ fuori dagli schemi; a dirla come te lo dicevano le tue amiche “tutto strano
Domani! Che giorno sarà domani?
Non lo so. Forse un giorno che passerò come gli scorsi anni, o forse farò qualcosa di nuovo.
Ci sono stati momenti in questo ultimo anno in cui ti avrei voluto al mio fianco, non perché mi sentissi debole nelle decisioni, ti avrei voluto accanto senza nessun motivo particolare. Ci sono vuoti incolmabili che vorrei cercare di riempire ma che non riesco nemmeno lontanamente a toccare.
Qualche volta mi guardo allo specchio e mi chiedo se sono ciò che volevi io fossi. Rimango lì in attesa di una risposta che non accenna ad arrivare e così scaccio via questo pensiero.
Domani sono 24. L’ironia della sorte vuole che una ricorrenza così importante cada all’interno di una festa che forse non ti è mai piaciuta abbastanza. Forse perché questo figlio qui non te ne dava mai occasione.
Sono 24 pesanti anni. Pesanti perché in un modo o nell’altro, riguardo te, riguardo noi, non sono mai riuscito a viverli con la leggerezza nel cuore.

Spero stia bene, ovunque tu sia e spero che sarai un po’ più felice, più di quanto la tua vita terrena non lo sia stata.

Auguri.

PS: Pensa, credevo di stare nel 2013 quando ho postato :oops:

 
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Pubblicato da su 12 maggio 2012 in Deliri Mentali

 

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… sto diventando grande

Led Zeppelin – Kashmir


Fra qualche mese compierò 5 anni.
Sono stato la casa del mio padroncino per così tanto tempo che se me lo avessero detto a suo tempo avrei risposto che erano solo adulatori.
Ho socializzato con altri blog, sono stato calpestato, scritto, amato ed odiato da molti padroncini di altri blog e questo è bello per me che dovevo essere solo delle pagine bianche da colorare con i pensieri di Buster.
Il mio padroncino in questi anni è cambiato molto, prima mi usava come un piccolo diario, poi come una sorta di agenda; poi sono diventato parte di lui, come quella Moleskine che si porta sempre dietro per fermare l’attimo delle sue sensazioni. All’inizio ero geloso di quel taccuino, poi invece ho cominciato ad apprezzarlo perché è diventato anche per me un compagno di viaggio. Già, ora viaggiamo tutti e tre assieme :)
Spesso Buster mi apre, lo vedo lì che guarda fisso la mia pagina bianca e non digita nulla, rimane lì immerso nei suoi pensieri che fanno fatica ad uscire fuori.
Tanti cambiamenti ci sono stati in questi ultimi mesi, distacchi più o meno dolorosi e lui li sta vivendo in modo diverso, come se non volesse più che io ne facessi parte o semplicemente, forse, sta diventando grande anche lui :mrgreen:
Essere un blog non è cosa facile sapete? Si devono assecondare gli umori del proprio padroncino, si devono assecondare gli scazzi di chi commenta; non c’è mai spazio per respirare ed essere se stessi. Mi piacerebbe cominciare a scrivere anche a me, magari qui, fra le mie pagine, ma poi chissà che confusione ne uscirebbe fuori :D
Lui, Buster, non si può definire e quindi io devo adattarmi alle sue esigenze senza poter pensare alle mie ed è strana come cosa, strana perché lui, sempre Buster, ha sempre dato una dimensione ad ogni cosa, ha sempre considerato le cose “inanimate” come cose pensanti e senzienti ed ora invece è come se non mi sentisse più parte di lui. (Disgraziato che non sei altro!)
Quando apre la bacheca e lo vedo gironzolare fra le mie pagine, le mie sezioni, sento il suo affetto per me ma poi quell’affetto prende un sapore strano, quasi malinconico, come se qualcosa gli fosse stato tolto o forse non riesce a ritrovarlo.

Fra qualche mese compierò 5 anni e sarò felice come potrebbe esserlo un bimbo quando apre i pacchetti regalo, lui continuerà a sporcare le mie immacolate pagine ed io continuerò ad assecondarne le sue paturnie.

Fra qualche mese compierò 5 anni, sto diventando grande :mrgreen:

 
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Pubblicato da su 3 maggio 2012 in Deliri Mentali

 

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