Il Ciclista

Abitava in una casa semplice, su di un solo livello, costruita in materiale misto di legno e pietre che poggiava sulle pendici di una collina. La zona era tranquilla.. le colline donavano alla vallata l’idea di una tela racchiusa in una cornice, il tutto a formare un bel quadro. La casa era circondata da un modesto giardino tenuto bene, delimitato da una serie di querce in parte secolari e da un grande esemplare d’eucalipto che da solo rubava la scena. Sul retro un piccolo orto curato con pazienza quasi maniacale scompariva all’ombra di un enorme olmo. Qualche metro sulla destra, al di fuori del giardino, scorreva il rivo che poco più a valle dava il nome al paese Rivotorto, unico centro abitato. L’esterno dell’abitazione appariva sobrio, nulla di eccezionale… la facciata anteriore era occupata da una gran vetrata con porta a finestra e dalla porta d’entrata in legno massello dalla tonalità molto calda adornata da un riquadro di vetro ad altezza uomo; il tutto reso meno austero dalla presenza di un grazioso patio adornato da un bel glicine azzurro sotto al quale s’intravedeva un’insegna di legno a catenella con su scritto ‘Bed & Breakfast per cicloturisti – max 2 posti’.

Al riparo dalle intemperie e dal prepotente sole estivo sotto il patio si intravedeva un piccolo dondolo in legno ed un tavolo tondo, anch’esso di legno, probabilmente adatto ad un possibile tè pomeridiano ma solitamente usato dal proprietario per assaporarvi il caffè del buon giorno. Amava osservare il sorgere dell’alba in completo silenzio tenendo stretta nelle sue nervose mani la tazza del caffè. Aveva un modo tutto suo per godersi l’alba… sorseggiava il caffè stando con gli occhi rigorosamente chiusi e la testa lievemente inclinata all’insù, quasi ad odorare l’aria che lo sovrastava.

Il retro era occupato da un’ampia finestra e da una piccola porta con scala di ferro che dava sull’orto. Su entrambi i lati c’erano una porta finestra ed una vetrata corta.

La casa non aveva un box per l’auto.. la bicicletta era tutto quello che possedeva per muoversi, era la sua passione; non era mai stato un amante delle automobili e sopratutto non era mai stato un gran viaggiatore… A destra, poco prima del rivo c’era una legnaia adiacente ad una rimessa; quest’ultima sempre chiusa. Nessuno mai era riuscito a vedere cosa c’era al suo interno, solo un gruppetto di bambini dissero di avervi visto una splendida collezione di biciclette appese alle pareti.

Tornando alla casa.. la porta d’entrata si apriva su un piccolo ambiente arredato da un porta abiti e da un mobile scrivania con l’anta ribaltabile. Due porte messe ad angolo portavano rispettivamente ad un corridoio e ad un ampio salone molto luminoso.

Quest’ultimo era arredato in modo sobrio nulla di classico, qualcosa che tendeva più allo stile country. Le pareti erano un po’ scarne, non vi erano molti quadri… le uniche cose che ravvivavano l’ambiente erano una libreria, due credenze e delle mensole. Non c’erano sopramobili, o meglio c’erano… ma nulla in grado di catturare l’occhio. L’interno del salone era occupato da un immenso tappeto dai colori tenui sul quale erano posati un divano a due posti, un tavolino basso dalla struttura massiccia e tre poltrone una delle quali aveva l’imbottitura molto lisa, probabilmente dovuta al continuo uso… forse era la Sua poltrona. Non vi erano lampadari ma quattro piccole lampade che accese, emanavano luce diffusa in tutta la sala. Il resto della luce proveniva da una porta finestra molto ampia. Un piccolo camino ed un mobile adibito a bar rendevano l’ambiente più accogliente e un po’ meno distaccato. In fondo alla sala c’era un tavolo da pranzo ovale non molto grande, un mobile lungo con le ante in vetro lavorato nella parte superiore ed un mobile basso dall’aria austera posizionato proprio sotto la vetrata. Anche qui l’ambiente era illuminato dalla luce emessa da tre piccole lampade.

Sulla sinistra della parete corta si apriva un arco che dava accesso alla cucina.. anch’essa molto semplice, direi quasi essenziale. Sulla parete lunga opposta a quella con le finestre si aprivano due porte che mettevano in comunicazioni i due ambienti con il corridoio. Quest’ultimo aveva le pareti arredate da lampade a muro e da qualche quadro e dava la possibilità al resto della casa di comunicare con le stanze da notte ed il bagno.

Ogniqualvolta la porta di casa si apriva l’immagine dell’interno che ne derivava era sempre ed unicamente una: lugubre… Forse la sensazione era dovuta a quelle lampade a muro che ricordano molto i lumini dei cimiteri.

A Rivotorto nessuno conosceva di persona il proprietario; lo chiamavano ‘il ciclista’. In paese lo si vedeva di rado, altrettanto raro era vederlo comprare vivande, dava l’impressione di essere un tipo molto schivo vista la sua quasi scontrosità nel dialogare con i compaesani. Dopotutto la terra che possedeva gli garantiva quello di cui necessitava, anche se questo suo non frequentare negozi in molti fece nascere il sospetto che fosse un salutista vegetariano. Di certo lo sospettava il macellaio, nella sua lista clienti ‘il ciclista’ non compariva nemmeno sotto la voce ‘acquistato un etto di carne tritata’.

Molti si domandavano cosa facesse durante tutto il giorno, chi mai poteva fermarsi a dormire da lui visto che da quelle parti di turisti non se ne vedevano ormai da anni… Suo malgrado ‘il ciclista’ era divenuto l’argomento preferito dei paesani; non a caso il proverbio dice che il paese è piccolo e la gente mormora.. e lui di motivi per mormorare sembrava gliene avesse dati molti.

Un pomeriggio piovoso come tanti ‘il ciclista’ ebbe una visita. Un cicloturista dopo aver letto il cartello si fermò dinnanzi alla sua casa.

Gli occhi del proprietario alla vista di tale visita si accesero di entusiasmo quasi bambino, in pochi secondi avevano osservato la figura dritta davanti a loro. Il turista si accomodò in casa, poggiò la bici in corridoio e s’incamminò verso l’alloggio diligentemente mostratogli in precedenza.

Dopo una mezz’ora circa il turista si accomodò in salone… faceva freddo, il fuoco nel camino aveva ripreso vigore sotto i colpi d’attizzatoio vibrati dal proprietario.

Si sedettero a sorseggiare un buon whisky… le ore passarono veloci… avevano parlato molto; il turista gli descrisse il suo viaggio nei minimi particolari entusiasta di avere come interlocutore una persona tanto appassionata di biciclette. Si sentiva fortunato ad aver trovato alloggio presso un fanatico della pedalata.

Il proprietario accortosi dell’ora tarda si alzò e si diresse in cucina annunciando l’imminente cena… Passato poco tempo portò in tavola una splendida insalata mista… focaccine calde e patate novelle al forno. La fragranza della cena ben presto invase la casa e le narici del turista che affamato si sedette a tavola in attesa del resto.

Qualche secondo più tardi ‘il ciclista’ uscì dalla cucina con sguardo estasiato impugnando un coltello grande e ben affilato, fissò il turista e disse “come piatto forte abbiamo carne al sangue”.

L’indomani mattina ‘il ciclista’ aggiunse un’altra bicicletta alla sua collezione ed un ennesimo giorno da “vegetariano” alle dicerie paesane.

Marco BJ

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I racconti non si regalano è vero… ma esistono delle eccezioni e questa è l’Eccezione con la E maiuscola. Questo racconto lo regalo a Chiara… la mia donna.. la mia vita.

Marco BJ

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