Ideali
La giornata non prometteva nulla di buono. Le nuvole cariche di pioggia scorrevano rapide in cielo come sospinte da una forza invisibile e la luce saettante dei lampi illuminava l’orizzonte cupo.
Rudy era fermo immobile dinnanzi all’edificio che gli dava lavoro.
Per lui fissare il vuoto era divenuta una desolante abitudine, non percepiva più l’odore dell’aria, le sfumature della sua città, la moltitudine di persone che lo circondava. La sua vita era un’esasperata routine d’avvenimenti mai diversi tra loro, ogni giorno lo stesso giorno… ogni cosa la stessa cosa.
Il lavoro l’aveva svuotato d’ogni cellula e fluido vivente, non si sentiva più padrone del proprio corpo e soprattutto della propria mente.
Si strinse la giacca al petto, si fece coraggio ed entrò.
Erano anni che percorreva quell’angusto corridoio buio e così privo di vita che snodandosi nel seminterrato, portava ai laboratori e agli uffici dei ricercatori.
Sospirando, e con sottomessa rassegnazione entrò nella sua stanza.
Un ambiente alquanto tetro, senza finestre, sopra gli scaffali giacevano pile di libri……l’intera sua esistenza. Dietro la porta si intravedeva un manifesto ormai lacerato dall’incuria del tempo ove ancora si scorgeva la scritta Save Me!!.
Si appoggiò di peso al bordo della scrivania, prese la pipa dal taschino della giacca, la pulì accuratamente, la riempì con un pugnetto di tabacco e l’accese. Osservare il fumo intenso levarsi in aria ad ogni sua boccata, assaporare l’aroma e l’odore intenso del suo Flying Dutchman ormai erano gesti che facevano parte della sua esistenza.
In un momento di rilassatezza mentale vide passare davanti ai suoi occhi il film della sua vita. Dall’infanzia e adolescenza vissuta senza freni al periodo universitario colmo di speranze, premesse e soprattutto di ideali che erano stati intrappolati nel suo inconscio dalla frenetica ricerca dell’impossibile ad ogni costo, della scoperta sensazionale.
Quando lo sguardo si era di nuovo perso nei meandri vorticosi della sua psiche, si rialzò e, quasi meccanicamente, si diresse verso l’armadietto e lo aprì.
Scostò alcuni contenitori di vetro e, allungando quasi tutto il braccio, prese dal fondo del ripiano una fialetta semi vuota, la mise in tasca ed uscì dalla stanza. L’eco dei suoi passi decisi ed imponenti e l’odore intenso della pipa concedevano un po’ di vita a quel corridoio asettico.
Entrò nel Laboratorio di Ricerca Sperimentale, si diresse verso la sua postazione di lavoro, un tavolo d’analisi lungo circa due metri sul quale si intravedeva una struttura in laminato metallico alta una ventina di centimetri e lunga un metro.
Concentrò il suo sguardo all’interno della struttura. C’era un criceto russo dall’aria spaventata, agitato, tremolante e carico di un’energia inimmaginabile.
-Nessuno ti farà più del male- disse, mentre lo depositava con adorabile cura, all’interno dell’ampia tasca della sua giacca.
Si voltò e si diresse verso la scrivania del gran capo, sicuro di quello che avrebbe trovato…la colazione. Prese il thermos, lo aprì ed i suoi pensieri furono catturati dall’aroma che ne fuoriusciva. Solo pochi istanti e tornò subito in se, prese la fialetta, rovesciò tutto il suo contenuto all’interno del thermos stando ben attento a non farne cadere neanche una goccia.
Richiuse e agitò il tutto poi lo ripose al suo posto ed uscì dal laboratorio.
Alla fine del corridoio incrociò il gran capo.
-Salve Rudy, di buon ora questa mattina ehh? Sei venuto a controllare i progressi del tuo criceto?- disse con voce possente, da superiore.
-Si capo… ed è tutto ok!!- rispose continuando per la sua strada.
-Brutto figlio di puttana ora verificherai sulla tua pellaccia schifosa gli effetti di questi assurdi esperimenti- disse tra se e se mentre un ghigno di soddisfazione colorava di nuovo il suo volto per troppo tempo rimasto ombroso.
Uscito dall’edificio fece un respiro profondo, si stiracchiò il corpo un po’ intorpidito e si diresse verso il parcheggio, attraverso il parco. Si fermò vicino ad un gruppetto di abeti, si chinò e prese dalla tasca il simpatico ospite che negli ultimi minuti gli aveva fatto compagnia.
-Và amico mio, sei libero…libero!!-
Lo seguì con lo sguardo carico d’amore e premura, lo stesso sguardo che hanno i genitori quando vedono il loro bimbo compiere i primi passi. I suoi occhi erano colmi di orgoglio.
Ora, anche i suoi ideali erano di nuovo liberi.
Marco BJ

Ideali by
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